Un altro anno sta giungendo al termine. E’ stato un anno difficile con l’Italia al centro della crisi economica. Un anno di
preoccupazioni e di tensioni per i gravi avvenimenti di incidenza mondiale ma, sicuramente, anche un anno di felicità legata alle nostre vicende di vita
quotidiana.
Ognuno è stato alle prese con fatti privati riguardanti gli affetti e le realizzazioni personali, ma uno stesso filo ha legato le vite di tanti giovani
e meno giovani di tutto il mondo. Si sono ritrovati con la stessa indignazione, accumunati da un’ esigenza di protesta e contestazione forte, cosciente e
decisa, come non lo era più stata da decenni, verso le banche, le speculazioni finanziarie e le lobby politico-economiche che decidono in un batter di ciglia
le sorti degli stati e i destini di milioni e milioni di persone. Dalla Spagna, all’Italia, alla Francia fino ad arrivare in Cile, a Israele e negli Stati Uniti,
dove manifestanti del movimento Occupy Wall street urlano, nel piazzale sottostante il cuore pulzante del capitalismo finanziario, lo slogan “siamo il 99 per
cento”, “siamo quelli che combattono l’avidità dell’un per cento che ha tutto”.
La protesta si espande a macchia d’olio in diverse città degli Stati Uniti, per poi tornare in Europa da dove era partita, assumendo dimensioni planetarie.
Sono studenti, precari, disoccupati o inoccupati, sono la gente comune, persone in carne ed ossa che chiedono il cambiamento di un sistema sociale, politico
ed economico non democratico che ha reso tutti schiavi. Sono loro a pagare gli effetti devastanti delle ciniche manovre dei grandi finanzieri internazionali.
Le politiche dei singoli stati,poi, non fanno altro che aumentare il senso di sfiducia e l’indignazione cresce. Ne è un esempio il decreto “salva italia” oggi
diventato legge.
Ancora una volta viene chiesto alla maggioranza degli italiani di fare sacrifici e di aspettare tempi migliori, mentre aumenta sempre di più il divario con
i pochi straricchi per i quali la crisi è solo un lieve prurito sotto il piede.
Ma la speranza è l’ultima a morire e questa grande mobilitazione fa auspicare ha una presa di coscienza dei propri diritti violati e ad una costante lotta
contro chi vuole manipolare e decidere le vite degli altri per salvaguardare i propri privilegi.
L’augurio per il prossimo anno (o a partire da esso) è che i popoli possano ritornare protagonisti della propria vita
e che questo sistema ingordo, fondato sulla ingiustizia sociale e sulla povertà di milioni di persone, possa essere cancellato e dalle sue ceneri possa nascere
un nuovo mondo fondato sul rispetto di ogni membro dell’umanità e dell’intero pianeta.

Un altro anno sta giungendo al termine. E’ stato un anno difficile con l’Italia al centro della crisi economica. Un anno di preoccupazioni e di tensioni per i gravi avvenimenti di incidenza mondiale ma, sicuramente, anche un anno di felicità legata alle nostre vicende di vita quotidiana.
Ognuno è stato alle prese con fatti privati riguardanti gli affetti e le realizzazioni personali, ma uno stesso filo ha legato le vite di tanti giovani e meno giovani di tutto il mondo. Si sono ritrovati con la stessa indignazione, accomunati da un’ esigenza di protesta e contestazione forte, cosciente e decisa, come non lo era più stata da decenni, verso le banche, le speculazioni finanziarie e le lobby politico-economiche che decidono in un batter di ciglia le sorti degli stati e i destini di milioni e milioni di persone. Dalla Spagna, all’Italia, alla Francia fino ad arrivare in Cile, a Israele e negli Stati Uniti, dove manifestanti del movimento Occupy Wall Street urlano, nel piazzale sottostante il cuore pulsante del capitalismo finanziario, lo slogan: “siamo il 99 per cento, siamo quelli che combattono l’avidità dell’un per cento che ha tutto”. La protesta si espande a macchia d’olio in diverse città degli Stati Uniti, per poi tornare in Europa da dove era partita, assumendo dimensioni planetarie.
Sono studenti, precari, disoccupati o inoccupati, persone in carne ed ossa che chiedono il cambiamento di un sistema sociale, politico ed economico antidemocratico che ha reso tutti schiavi. Sono loro a pagare gli effetti devastanti delle ciniche manovre dei grandi finanzieri internazionali.
Le politiche dei singoli stati,poi, non fanno altro che aumentare il senso di sfiducia e l’indignazione cresce. Ne è un esempio il decreto “salva italia” ormai diventato legge.
Ancora una volta viene chiesto alla maggioranza degli italiani di fare sacrifici e di aspettare tempi migliori, mentre aumenta sempre di più il divario con i pochi straricchi per i quali la crisi è solo un lieve prurito sotto il piede.
Ma la speranza è l’ultima a morire e questa grande mobilitazione è di auspicio per una presa di coscienza dei diritti violati e per una lotta contro chi vuole manipolare e decidere le vite degli altri per salvaguardare i propri privilegi.
L’augurio per il prossimo anno (o a partire da esso) è che i popoli possano ritornare protagonisti della propria vita e che questo sistema ingordo, fondato sulla ingiustizia sociale e sulla povertà di milioni di persone, possa essere cancellato e dalle sue ceneri possa nascere un nuovo mondo fondato sul rispetto di ogni membro dell’umanità e dell’intero pianeta.