Uomo ”casalingo”, il sesso ci guadagna
Adesso gli uomini lavano, stirano e stanno ai fornelli; le donne riparano rubinetti, fanno bricolage e portano i figli allo stadio
Lavare i panni, cucinare, fare la spesa, rammendare i calzini: tutti “lavori da donna”. Almeno fino a qualche decennio fa. Perché ora, molto spesso, è proprio l’uomo il “casalingo” della famiglia. E in questo caso, secondo uno studio dell’associazione di sessuologi “Donne e qualità della vita”, migliora anche la vita sessuale della coppia.
Secondo la ricerca, condotta su un campione di 1.200 coppie di età compresa tra i 25 e i 45 anni, il 22% degli uomini ha fatto almeno il bucato una volta nell’ultimo mese, il 28% non disdegna il cucito, il 37% cucina almeno due volte alla settimana, il 57% dei papà cambia i pannolini ai figli. E almeno una volta al mese il 23% stira. Anche fare la spesa è diventata un’attività quasi esclusivamente maschile: al supermercato ci va lui in 58 coppie su 100. E infine, incredibile ma vero, il 5% lavora a maglia.
E le donne, di questa “inversione di ruoli”, sono decisamente contente: il 78% di chi ha un marito “casalingo” non lo cambierebbe per tutto l’oro del mondo. E se l’uomo è più coinvolto nella gestione della casa, migliora anche l’intesa sessuale dei partner. Motivo per cui i maschi che l’hanno capito continuano a fare il bucato e a stirare, e le loro donne li lasciano fare più che volentieri.
Un miglioramento della vita sessuale, questo, che non stupisce la psicoterapeuta Serenella Salomoni: “Quando l’uomo è più partecipe in casa – spiega – aumentano gli spunti di dibattito, il dialogo, e quindi i pretesti per coinvolgersi di più nei giochi di coppia”.
Dal canto loro, le donne ora svolgono i ruoli che una volta erano appannaggio maschile: il 32% aggiusta i rubinetti, il 27% lava la macchina, il 23% si dedica al bricolage, il 45% taglia l’erba del prato. E 34 donne su 100 hanno imbiancato la casa negli ultimi 5 anni. Ma le sorprese non mancano nemmeno da parte femminile: mentre il 5% dei mariti lavora a maglia, il 9% gioca a calcio con il figlio o lo accompagna allo stadio.
Un ruolo nuovo: il casalingo
«Finora era la donna che si sacrificava perché l’uomo potesse fare carriera. Deve sorgere la figura dell’uomo casalingo. Dopo tutto sappiamo che i migliori cuochi, parrucchieri, sarti, sono uomini. Guardate quanti talenti hanno da poter sviluppare in casa! Facciamo un cambio: le donne sviluppino i loro talenti all’esterno e gli uomini prendano il loro posto fra le mura domestiche». Harumi Setouchi, scrittrice e monaca buddista.
La sovrana della cucina, la regina dei fornelli, la stiratrice, la “lavatrice” (colei che lava, non l’elettrodomestico)… insomma la mamma, la moglie, la donna. Ma è sempre lei a occuparsi dei lavori di casa? Nella maggior parte dei casi sì, ma non sempre.
Nel XXI Secolo l’uomo può anche essere casalingo. Senza sentirsi “donnicciola” o frustrato. C’è chi si districa tra pentole da sgrassare, arrosti da curare e camicie da stirare meglio della propria mamma o della moglie. In America lo chiamano “trophy husband”, (si pronuncia trofi esband) letteralmente “marito trofeo”. L’uomo che decide di occuparsi della casa mentre la donna si vota alla carriera. Una nuova famiglia che negli Usa, secondo un’indagine condotta lo scorso settembre dalla rivista finanziaria Fortune è in continuo aumento.
In Italia la neonata categoria dei “re della casa” si è riunita nell’Associazione Uomini Casalinghi, un movimento nato 15 anni fa grazie al filosofo Antonio D’Andrea, a cui oggi è a capo il presidente Fiorenzo Bresciani di Pietrasanta (Lucca). I sostenitori sono circa 40mila.
Si legge nella sezione “finalità” del sito: «Abbandonare il modello di maschio guerriero, carico di responsabilità e schiacciato dalla razionalità, e riscoprire la cura di sé, del proprio corpo e delle relazioni sociali dedicandosi alle attività casalinghe. Il modello di maschio che promuoviamo è quello del bravo casalingo, che si dedica alle attività domestiche e a qualche lavoretto che gli consenta di coltivare i suoi interessi; un maschio che abbandoni l’idea del guerriero e coltivi la sfera della cura, dei sentimenti, delle relazioni sociali». L’A.u.c. tra le altre cose promuove corsi e incontri per imparare i trucchi di un mestiere che per millenni è stato solo prerogativa femminile.